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TECNICHE DI MEMORIA E METODO DI STUDIO Questa guida è il risultato di un corso sulle tecniche di memoria seguito ai tempi dell’università...

martedì 18 novembre 2014

La Pelle Color Ciocciolato: una fiaba sul perché abbiamo colori della pelle diversi - Educare Narrando

Segue una favola di Ettore Fasolini, tratta dal libro "Il gigante della foresta e altre favole del sud-est asiatico". Si tratta di una bellissima favola sul perché esistono sulla Terra persone con diverso colore della pelle. Tutte plasmate dalla stessa mano divina, cambia soltanto il tempo di esposizione al sole; ecco perché alcuni sono più scuri, altri più chiari, altri meticci.

Il mondo era ancora giovane, allora, appena creato, e gli uomini non lo abitavano ancora.
Ogni giorno Magbabaya, il dio della vita, guardava giù sulla terra dalla sua casa nel cielo. "Oh, come la terra appare solitaria! Così grande e così deserta!". 

Un giorno il dio della vita ebbe un'idea luminosa: "Debbo creare della gente che viva sulla terra". Il dio Magbabaya partì dalla sua casa nel cielo e scese sulla terra: qui giunto prese un pugno di argilla e lo mescolò con dell'acqua.

 Con quella creta modellò alcuni esseri umani, poi chiamò il sole perché li asciugasse. Il Dio tornò a casa sua e passò tutto il giorno giocando con i fiori e gli uccelli del cielo. A sera, rientrando, il dio Magbabaya si ricordò ad un tratto degli uomini lasciati asciugare al sole. Ritornò quindi sulla terra il più presto che potè e fece tramontare il sole, ma scoprì che i pezzi di terra erano rimasti troppo a lungo esposti ed erano diventati neri come il carbone. 

Il dio della vita scosse la testa: "Debbo provare un'altra volta, ma questa volta starò più attento e non li lascerò troppo a lungo al sole". Il mattino seguente Magbabaya si mise di nuovo al lavoro e modellò altre statue di uomini e di donne, poi fece sorgere il sole . Questa volta però fece attenzione perché non vi rimanessero a lungo e lo fece tramontare subito . Ma anche questa volta il dio della vita non fu troppo soddisfatto della sua opera: infatti le statue erano rimaste troppo pallide, bianche come la farina. 

"Domani modellerò altre statue e starò attento che arrivino al giusto punto di cottura prima di toglierle dal sole". Il giorno seguente ancora una volta il dio mescolò terra e acqua, le lavorò e ne trasse esseri umani. Poi con molta cautela li espose al sole. Di tanto in tanto Magbabaya girava un poco le statue in modo che prendessero un bel colore marrone come il cioccolato. 

Quando gli sembrò che il sole si stesse facendo troppo ardente il dio Magbabaya fece venire una nuvola dal cielo e rinfrescò le statue con della leggera pioggia , poi la brezza le asciugò lentamente. Quando il lavoro fu terminato, il dio raccolse tutte le statue modellate dalle sue mani. Le statue bianche, quelle nere e quelle marroni.

Le osservò per bene e se ne compiacque molto. "Sono tutte perfette", esclamò con orgoglio il dio. "Sono tutte bellissime, ognuna con la sua diversità". 

Alla fine Magbabaya soffiò nelle statue la vita e le sparse nelle varie regioni della terra. Ecco perché oggi nel mondo ci sono bianchi, neri e bruni. E fra tutti i popoli della terra i Filippini sono orgogliosi nei mostrare la loro pelle color del bronzo.

(Ettore Fasolini,  Il gigante della foresta e altre favole del sud est asiatico, Edizioni E.M.I.)



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