Seguici con il Feed Rss

Post in evidenza

Tecniche Di Memoria

TECNICHE DI MEMORIA E METODO DI STUDIO Questa guida è il risultato di un corso sulle tecniche di memoria seguito ai tempi dell’università...

mercoledì 30 luglio 2014

Word Talk: convertitore di testi da word in file Audio - Per difficoltà di apprendimento

Per persone con difficoltà di lettura e di scrittura avere un programma che legga i testi può essere davvero di molto aiuto. 

Word talk è un programma di questo tipo, che si scarica gratuitamente tramite plug-in. 

Il programma - ricordiamo, totalmente gratuito - è in grado di trasformare testi tratti da Microsoft Word, da word 97 a word 2013.


Figura 2
Il plug-in installerà nella toolbar di word alcune funzioni da utilizzare nella trasformazione del testo. Vedi figura 2

Per l'installazione è opportuno consultare l'apposita guida, che trovate qui.







lunedì 28 luglio 2014

Voki: crea lezioni animate per i tuoi studenti

Voki è una risorsa utile per creare lezioni animate tramite voce registrata o file di testo, sia caricandolo che digitandolo.

Per usare questa risorsa è necessario registrarsi e fare l'accesso ad ogni utilizzo (la registrazione è necessaria per gli insegnanti, ma non per gli studenti).

Voki gira con diverse lingue, compresa la lingua italiana, e per questa ragione è possibile utilizzarlo anche per lezioni in spagnolo, tedesco, inglese ... 

Come funziona?
Inserisci testi o presentazioni di slide. Non c'è limite alla quantità di testo.

A quel punto aggiungi il tuo Voki, che è il lettore, maschile o femminile, che leggerà i tuo testo.

La presentazione non ha limiti di audio

Puoi usare la tua lezione Voki ogni volta che vuoi, con possibilità di riproduzione illimitata e condividendola anche con alunni assenti in modo semplice ed intuitivo.

Si tratta, quindi, di una vera e propria piattaforma didattica per docenti ed insegnanti, in cui inserire lezioni tramite file di testo, tramite registrazione dal microfono del pc, tramite cartella etc...

sabato 26 luglio 2014

Un biglietto in mezzo al mare, di Antonio Tabucchi - Educare Narrando


UN BIGLIETTO IN MEZZO AL MARE


Mia Cara,
credo che il diametro di quest'isola non superi i cinquanta chilometri, al massimo. C'è una strada costiera che la gira tutta in tondo, stretta, spesso a picco sul mare, altrimenti pianeggiando in coste brulle che scendono a solitarie spiaggette di ghiaia orlate di tamerici bruciate dal salino, e in alcune a volte mi fermo. Da una di queste ti parlo, a bassa voce, perché il meriggio e il mare e questa luce bianca ti hanno fatto chiudere le palpebre, stesa qui accanto a me, vedo il tuo seno che si solleva al ritmo pausato della respirazione di chi sta dormendo e non voglio svegliarti. Come piacerebbe questo luogo a certi poeti che conosciamo, perché è così scabro, essenziale, fatto di pietre, montagnole brulle, spini, capre. Mi è perfino venuto da pensare che quest'isola non esista, e di averla trovata solo perché la stavo immaginando. Non è un luogo, è un buco: intendo della rete. C'è una rete nella quale pare sia ormai impossibile non essere catturati, ed è una rete a strascico. In questa rete io insisto a cercare buchi. Ora mi pareva quasi di aver sentito la tua risatina ironica: "E dàgli, ci risiamo!". E invece no: hai le palpebre chiuse e non ti sei mossa. Me lo sono solo immaginato. Che ore saranno? Non ho portato l'orologio, che del resto qui è del tutto superfluo.

Ma ti stavo descrivendo questo luogo. La prima cosa a cui fa pensare è a com'è troppo il troppo che il nostro tempo ci offre, almeno a noi che per fortuna stiamo dalla parte migliore. Invece guarda le capre: sopravvivono con niente, mangiano anche i pruni e leccano perfino il sale. Quanto più le guardo, più mi piacciono, le capre. Su questa spiaggetta ce n'è sette o otto che si aggirano fra i sassi, senza pastore, probabilmente appartengono ai proprietari della casetta dove mi sono fermato a mezzogiorno. C'è una specie di caffè sotto un'incannicciata dove si possono mangiare olive, formaggio e melone. La vecchietta che mi ha servito è sorda e ho dovuto gridare per chiedere queste poche cose, mi ha detto che suo marito arrivava subito, ma suo marito non l'ho visto, forse è una sua fantasia, oppure ho capito male. Il formaggio lo fa lei con le sue mani, mi ha portato nel cortile di casa, uno spiazzo polveroso circondato da un muro a secco pieno di cardi dove c'è l'ovile delle caprette. Le ho fatto un segno con la mano a falce, come per significare che dovrebbe tagliare i cardi che bucano e nei quali si inciampa. Lei mi ha risposto con un segno identico, ma più deciso. Chissà cosa voleva dire con quella mano che tagliava l'aria come una lama. Accanto alle stalle il casale si prolunga in una specie di cantina scavata nella roccia dove lei fabbrica il suo formaggio, che è poco più di una ricotta salata fatta stagionare al buio, con una crosta rossastra di peperoncino. Il suo laboratorio è una stanza scavata nella pietra, freschina, direi gelida. C'è uno scrematoio di granito dove lascia cagliare il latte e un mastello dove lavora il siero, su una tavola rugosa e inclinata sulla quale impasta il caglio come se fossero dei panni su un lavatoio, strizzandolo perché ne esca tutta l'acqua; e poi lo infila in due forme dove esso rassoda, sono forme di legno che si aprono e si chiudono a morsa, una è rotonda, e questo è normale, mentre l'altra ha la figura di un asso di picche, o almeno a me è sembrato così, perché ricorda il seme delle nostre carte da gioco. Ho comprato una forma di formaggio e avrei voluto quella fatta come l'asso di picche, ma la vecchia me l'ha rifiutata e mi sono dovuto accontentare di quella rotonda. Le ho chiesto una spiegazione e ne ho cavato dei mugugni sgraziati e gutturali, quasi stridenti, accompagnati da gesti indecifrabili: si circondava la circonferenza del ventre e si toccava il cuore. Chissà: forse voleva significare che quel tipo di formaggio è riservato solo a certe cerimonie essenziali alla vita: la nascita, la morte. Ma come ti dicevo, forse è solo l'interpretazione della mia fantasia che di sovente galoppa, come sai. Ad ogni modo il formaggio è squisito, fra queste due fette di pane scuro che sto mangiando dopo avervi versato un filo d'olio d'oliva, che qui non manca, e qualche foglia di timo che condisce ogni piatto, dal pesce al coniglio selvatico. Avrei voluto chiederti se anche tu avevi appetito: guarda, è squisito, ti ho detto, è una cosa irripetibile, fra un po' sarà sparito anche lui nella rete che ci sta avvolgendo, per questo formaggio non ci sono buchi né vie d'uscita, approfittane. Ma non volevo disturbarti, era così bello il tuo sonno, e cosí giusto, e ho taciuto. Ho visto passare un bastimento in lontananza e ho pensato alla parola che ti stavo scrivendo: bastimento. Ho visto passare un bastimento carico di?... Indovina.

giovedì 24 luglio 2014

VozME: convertire testi scritti in testi parlati ... in 6 lingue - Utile per D.S.A. e non solo

VozME è una risorsa molto semplice da usare: basta inserire nel box che compare sulla schermata principale il testo da tradurre e a quel punto occorre cliccare in basso a destra "create mp3".

L'MP3 creato apparirà in una nuova schermata e potrà essere letto da una voce maschile o femminile, scegliendo tra "male voice" o "female voice". Sempre sulla nuova schermata vi sarà anche l'apposito tasto per scaricare l'MP3 creato e salvarlo sul pc.

Le lingue disponibili sono l'inglese, lo spagnolo, l'italiano, l'indi, il portoghese e il catalano.

Lo strumento può essere utilizzato in svariati modi, ma senza dubbio può essere utilissimo per gli alunni  con D.S.A., i quali prediligono la lingua straniera parlata a quella scritta.

venerdì 18 luglio 2014

"A tentare c'è il rischio di fallire" di Leo Buscaglia - Educare Narrando


Un bellissima riflessione di Leo Buscaglia, tratta dal libro "Vivere Amarsi Capirsi". Chi non fa nulla non rischia nulla, non può sbagliare, forse non soffre, ma di certo non vive...

A tentare c’è il rischio di fallire. Ma è necessario affrontare i rischi,
perché il rischio più grande nella vita è non rischiare nulla.
Chi non rischia nulla non fa nulla, non ha nulla e non è nulla.
Può evitare la sofferenza e l’angoscia, ma non può imparare,
sentire, cambiare, crescere, progredire, vivere o amare.
E’ uno schiavo, incatenato dalle sue certezze o dalle sue assuefazioni.
Solo chi rischia è libero.


mercoledì 16 luglio 2014

Esopo, "Il contadino, il figlio e l'asino" - Educare Narrando

Comportarsi in funzione dell'approvazione degli altri forse è davvero da sciocchi. Ce lo insegna questa favola di Esopo davvero piena di significato. Un padre, un figlio ed un asinello in viaggio; dapprima il loro comportamento è in funzione delle opinioni dei passanti, poi muta prendendo consapevolezza di un principio fondamentale: vivere, agire, secondo una personale ragionevolezza e non secondo le opinioni altrui è assolutamente giusto, poiché ci sarà sempre chi avrà da ridire o che la vedrà ... diversamente da te!

Ma se per la tua gioia hai bisogno del permesso degli altri sei proprio un idiota!

H. Esse

Di Esopo

C’era una volta un vecchio commerciante di stoffe che aveva un figlio giovane e forte che si chiamava Valeriano. Un giorno, entrambi si misero in viaggio verso Roma per acquistare delle nuove stoffe che provenivano dal lontano Oriente. Partirono una mattina molto presto: il cammino era lungo e faticoso, per questo decisero di portare anche il loro piccolo asinello. La bestiola era giovane ma mansueta: spesso lo portavano con sé per giungere fino al mercato, caricando la sua schiena di pesanti tessuti e stoffe pregiate. Padre e figlio decisero di portare con loro l’asinello in modo che, portati a turno dalla bestiola, potessero alleviare la fatica del percorso.

Mentre il padre veniva portato dall’asinello e il figlio procedeva con i suoi piedi, i passanti, vedendoli, li schernivano: “Ecco!”, dicevano, “un vecchietto moribondo e inutile, mentre risparmia la sua salute, fa ammalare un bel giovinetto!”. Valeriano, sentendo queste parole, diceva ai passanti: ”Mio padre è anziano e io sono giovane e forte; per questo lui è trasportato dall’asino e io cammino a piedi!”. Ma il vecchio padre si vergognò tanto che in un attimo saltò giù e ordinò a suo figlio di salire al suo posto, suo malgrado.


Così, il vecchio padre camminava a piedi e il giovane Valeriano viaggiava comodamente sul dorso dell’asinello. Ma dopo poco, la folla dei viandanti non tardò a borbottare: “Ecco, un giovinetto pigro e sanissimo, mentre indulge alla sua pigrizia, ammazza il padre decrepito!”. Il ragazzo, vinto dalla vergogna, si sentì in colpa e costrinse il padre a salire sull’asino insieme a lui.

Così, venivano portati entrambi dall’unico quadrupede: il borbottio dei passanti e l’indignazione si accresceva, perché un unico piccolo e giovane animale era montato da due persone. “Povera bestiola, quanto peso è costretto a trasportare sulla sua giovane schiena!”. Padre e figlio, sentendo le chiacchiere della gente, si sentirono entrambi in colpa: scesero dall’asinello e decisero di procedere a piedi, liberando così la bestiola da ogni peso. Allora sì che si sentì, dopo poco, lo scherno e il riso di tutti i passanti: “Due asini, mentre ne risparmiano uno, non risparmiano se stessi”.

Allora il padre, stanco di tutti questi discorsi disse saggiamente: “Vedi figlio: nulla è approvato da tutti; ora ritorneremo al nostro vecchio modo di comportarci”.
La favola insegna che le persone intorno a noi, e che non ci conoscono bene, spesso ci giudicano facilmente qualsiasi cosa facciamo o diciamo. Bisogna sempre comportarsi correttamente senza dare troppo ascolto alle critiche degli altri che a volte sono poco costruttive e dannose per noi.

martedì 15 luglio 2014

Paulo Coelho, "L’asino e il contadino" - Educare Narrando


Si tratta spesso di trasformare le disgrazie in opportunità, il destino avverso in occasioni utili, i sentimenti negativi che ci vengono rivolti in gradini per andare verso l'alto (se non li trasformiamo in rancore).

Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscire. Il povero animale continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell'asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori ma dopo inutili tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele. Poiché l'asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo. Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra. Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso per quello che vide, L'asino si scrollava dalla groppa ogni palata di terra che gli buttavano addosso, e ci saliva sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino l'asino riuscì ad uscire dal pozzo con un balzo e cominciò a trottare felice.
Quando la vita ci affonda in pozzi neri e profondi, il segreto per uscire più forti dal pozzo é scuoterci la terra di dosso e fare un passo verso l'alto. Ognuno dei nostri problemi si trasformerà in un gradino che ci condurrà verso l’uscita. Anche nei momenti più duri e tristi possiamo risollevarci lasciando alle nostre spalle i problemi più grandi, anche se nessuno ci da una mano per aiutarci. 

La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra. Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra. Quindi, accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.


domenica 13 luglio 2014

John Lennon: "Ci hanno fatto credere" - Educare Narrando

Lo spirito di ricerca, l'apertura a schemi diversi, alternativi, rispetto a quelli imposti dal comune modo di pensare.
La felicità come approdo dopo un percorso individuale oppure come "compagna di viaggio" durante la ricerca dell'approdo? La parola, per conoscere il suo punto di vista, all'ex beatle.


“Ci hanno fatto credere che l’amore, quello vero, si trova una volta sola, e in generale prima dei trent’anni. Non ci hanno detto che l’amore non è azionato in qualche maniera e nemmeno arriva ad un’ora precisa.

Ci hanno fatto credere che ognuno di noi è la metà di un’arancia, che la vita ha senso solo quando riusciamo a trovare l’altra metà. Non ci hanno detto che nasciamo interi, che mai nessuno nella nostra vita merita di portarsi sulle spalle la responsabilità di completare quello che ci manca: si cresce con noi stessi. Se siamo in buona compagnia, è semplicemente più gradevole.



Ci hanno fatto credere in una formula chiamata “due in uno”: due persone che pensano uguale, agiscono uguale, che solamente questo poteva funzionare. Non ci hanno detto che questo ha un nome: annullamento. Che solamente essere individui con propria personalità ci permette di avere un rapporto sano.

Ci hanno fatto credere che il matrimonio è d’obbligo e che i desideri fuori tempo devono essere repressi.
Ci hanno fatto credere che i belli e magri sono quelli più amati, che quelli che fanno poco sesso sono all’antica, e quelli che invece ne fanno troppo non sono affidabili, e che ci sarà sempre un scarpa vecchia per un piede storto! Solo non ci hanno detto che esistono molte più menti “storte” che piedi.

Ci hanno fatto credere che esiste un’unica formula per la felicità, la stessa per tutti, e quelli che cercano di svincolarsene sono condannati all’emarginazione. Non ci hanno detto che queste formule non funzionano, frustrano le persone, sono alienanti, e che ce ne sono altre alternative.

Ah, non ci hanno nemmeno detto che nessuno mai ci dirà tutto ciò.
Ognuno di noi lo scoprirà da sé. E così, quando sarai molto innamorato di te stesso, potrai essere altrettanto felice, e potrai amare qualcuno.”

sabato 12 luglio 2014

Come Studiare in modo efficace? Alcuni consigli per farlo al meglio


Come organizzarsi con lo studio a casa? A scuola c'è l'insegnante che stabilisce la tabella di marcia, ma a casa come posso organizzarmi? E all'università? Di seguito degli ottimi consigli da seguire.

La pianificazione dei tempi

Nei primi anni della scuola media superiore lo studente si  trova a dover gestire in modo più autonomo la distribuzione del proprio tempo.
E’ evidente che ogni persona deve avere chiara la scala delle priorità che si pone. Ad esempio: se uno studente studia con passione uno strumento musicale oppure pratica uno sport a livello agonistico e decide che questa sfera della sua vita è irrinunciabile, necessariamente dovrà dedicare meno tempo alla scuola, ponendosi obiettivi realistici e non troppo ambiziosi.
Per tutti, comunque, servono buone capacità organizzative soprattutto nelle giornate di studio che precedono le verifiche scritte o le interrogazioni.
Qualche consiglio potrà essere utile. 


- Una programmazione efficace prevede un piano settimanale in cui, quotidianamente, siano presenti momenti dedicati allo studio ed altri riservati allo svago. Il lavoro di pianificazione, infatti, serve a ridurre il tempo di studio aumentandone l’efficacia, in modo da permettere alla persona di avere del tempo libero per le attività extrascolastiche che interessano.
Non è necessario prevedere molte ore di studio. Sono invece importanti la concentrazione, adeguatepause, buoni ripassi.
Potresti costruire un’agenda settimanale con gli impegni fissi (sport, hobbies) e le fasce orarie di studio – base, anche tenendo conto degli orari in cui lavori meglio. Prevedi anche una certa elasticità in modo da far fronte a eventuali periodi di lavoro intenso nello studio o nello sport.

-
Nella programmazione dei tempi, occorre prevedere almeno tre fasi

La prima è di revisione di ciò che è stato svolto in classe al mattino. Infatti se non si rimettono in ordine gli appunti o gli esercizi, presto dimenticheremo il 70% di quanto abbiamo fatto. 
La seconda fase è di studio o di esecuzione di compiti. In questa fase è importante ricordare che gli esercizi vanno svolti dopo aver studiato la parte teorica. Ad esempio in matematica, gli esercizi saranno una verifica della comprensione dei concetti studiati nella teoria. Per quanto riguarda lo studio, affronteremo gli aspetti legati alle tecniche di lettura, alla sottolineatura, alla rielaborazione personale con schemi e mappe. Della memorizzazione abbiamo già trattato precedentemente. 
Una fase di ripasso. Solo dopo aver lasciato “sedimentare” le conoscenze, ripassi successivi permetteranno di inserire le conoscenze nella memoria a lungo termine. 


-Non concentrare mai lo studio nei giorni appena precedenti le verifiche. Molti studenti fanno proprio così, fidando nella potenza della memoria a breve termine. Gli svantaggi però sono numerosi. Infatti i risultati che si ottengono in questo modo sono imprevedibili per vari motivi. L’ansia, ad esempio, gioca un ruolo molto importante nel nostro rendimento: se non siamo sicuri della nostra preparazione potremmo bloccarci, non ricordare più niente, fare una gran confusione. Inoltre, se la preparazione è fragile, basta una domanda posta in modo diverso da quello che abbiamo previsto, per “perdere la bussola”. Inoltre, ed è la cosa più importante, se lavoriamo sempre con la memoria a breve termine, non riusciremo a costruire la già citata rete di conoscenze che ci serve per imparare nuove cose. 

E’ opportuno qui distinguere tra preparazione prossima e preparazione remota.
La prima è proprio quella che realizziamo con gli studi fatti a casa prima dell’interrogazione o della verifica.
La seconda, invece, incomincia dalla prima spiegazione dell’argomento in classe, attraverso l’ascolto, la presa di appunti, la revisione a casa, la richiesta di chiarimenti, gli esercizi,ecc.
Il giorno prima di una verifica o un'interrogazione è possibile solo fare un ripasso per accertarsi di sapere esporre e utilizzare ciò che si è appreso. Quindi:
- rilettura veloce del testo, degli appunti, degli schemi, o esercizi-tipo
- ripetizione ad alta voce per verificare la capacità di esposizione; eventuale simulazione dell'interrogazione o della verifica.
Perciò, se devi studiare 28 pagine di storia per l’interrogazione prevista tra 7 giorni , non programmare lo studio di quattro pagine al giorno. Intensifica invece lo studio all’inizio, diminuendo a metà settimana e tenendoti due giorni per un ampio ripasso.
-
Restano ancora due aspetti:
- verificare se la pianificazione  è stata “realistica”. Confronta il tuo programma con ciò 
che hai realizzato. Sei stato troppo ottimista sui tempi dello studio? O è successo il 
contrario? Correggi la tabella di marcia, ricordando che stai imparando a studiare
 e, come in ogni apprendimento, gli errori sono previsti.
- l’aspetto più impegnativo: rispettare il programma!


Lo studio

Ci sono diversi modi per affrontare lo studio di un argomento ed è importante ripetere che
 ognuno di noi ha strade diverse per raggiungere l’obiettivo. La maggior parte delle persone, 
però, ha un proprio “percorso” che è risultato efficace e viene perciò riutilizzato.
Sulla base di quanto dicono di fare le persone che hanno successo nello studio, un possibile percorso può essere questo.

Attivare la rete di conoscenze. Crearsi aspettative
Comincia ad esplorare il testo che hai davanti come si fa normalmente di fronte a qualcosa di nuovo. 
Hai già un’idea globale dell’argomento perché in classe avrai ascoltato la lezione dell’insegnante. 
Il testo che hai tra le mani presenta una struttura ed un’organizzazione dei capitoli che è bene conoscere. 
Sulla base dei titoli, dei sottotitoli, delle figure, dei grafici ecc. prova a prevedere di cosa parlerà il testo, collegandolo a ciò che già conosci sull’argomento.

Comprendere
Fai una prima lettura globale. Dividi il testo in sequenze, ricavandone le informazioni più importanti. 
Se incontri termini specifici, sottolineali. Se ci sono parole che non conosci, devi cercarne il significato sul vocabolario 
Se incontri grafici,tabelle,ecc. non ignorarli. Integra le informazioni che ne ricavi con quelle fornite dal testo scritto.
Mentre leggi, sottolinea i concetti, scrivi delle parole-chiave vicino ad ogni sequenza, numera i concetti da memorizzare

Rielaborare e memorizzare
Cerca il tuo modo di rielaborare ciò che hai letto. Puoi prendere appunti, fare schemi, fare mappe, ripetere ad alta voce,ecc.
Cerca di associare ciò che stai memorizzando ad altre esperienze, conoscenze, immagini che emergono. Metti qualcosa di noto vicino a ciò che va memorizzato 
Se l’argomento da studiare ha suscitato qualche interesse, sfrutta il momento favorevole e dai un contributo per approfondire i contenuti.


Testo liberamente ispirato da http://www.gentileschi.it/

venerdì 11 luglio 2014

Studiare matematica: alcuni consigli per gli studenti

Studiare matematica a volte fa un po' paura; si sente spesso, anche dalla bocca di persone molto intelligenti, che la matematica proprio "non entra in testa". Questo è vero soltanto in due casi: quando l'insegnante non sa spiegare la materia, vale a dire quando non riesce a renderla "digeribile" allo studente, e quando lo studente non sa studiarla.

In questo post daremo alcuni semplici consigli a quanti hanno intenzione di studiare seriamente la matematica (chi volesse imparare ad insegnarla, invece, farà riferimento ad una letteratura diversa).

STRATEGIE DI STUDIO DELLA MATEMATICA

1. Copiare tutti i teoremi, principi e definizioni, attentamente ed esattamente. In questo caso non bisogna mai riassumere le spiegazioni (come invece è importante fare per le altre materie). La matematica impone rigore, precisione, riportando sugli appunti esattamente tutto quello che l'insegnante ha scritto.

2. Riscrivere gli appunti di matematica a penna, poco dopo il termine della spiegazione. 
Riguardare la spiegazione subito dopo la lezione aiuta a fissare i contenuti. L'efficacia di questo modo di agire è stata più volte dimostrata.

3. Cercare di essere ordinati.
Non è vero che il genio matematico è disordinato. La materia impone rigore e precisione; altrimenti si rischia di... dare i numeri!

4. Ripetere continuamente gli esercizi proposti dall'insegnante finché il loro svolgimento non diventi automatico.
L'apprendimento è anche, ma per fortuna non solo, una questione di ripetizione, di addestramento di alcuni passaggi o contenuti a cui bisogna abituarsi.

5. Per ogni ora di lezione occorre passare almeno due ore sui libri.

L'importanza della fatica e dell'applicazione è il preludio a qualsiasi risultato.

giovedì 10 luglio 2014

Stili di apprendimento / Stili di insegnamento - Raccolta completa dei materiali

In questa pagina vengono raccolti i migliori post che riguardano gli stili di apprendimento e gli stili di insegnamento. In essi sono contenuti test da scaricare, schemi, libri in formato E-book completamente gratuiti.
Molto del materiale presente qui è stato raccolto in occasione di corsi di aggiornamento tenuti sull'argomento.

Stili di apprendimento: qual è il tuo?
Esempi di stili di apprendimento: l'approccio globale e l'approccio analitico

Stili di apprendimento: riconoscerli per dare ed ottenere il massimo
Conoscere gli stili di apprendimento aiuta lo studente ad organizzare la mole dei contenuti da apprendere  in modo da renderli adattarli alle proprie caratteristiche, e l'insegnante ad adattare le sue lezioni alla tipologia di studente che ha di fronte. 

In questo post raccogliamo una serie di risorse che hanno a tema gli stili di apprendimento, gli stili cognitivi, le teorie sull'intelligenza, che consideriamo argomenti importantissimi nei contesti di insegnamento e apprendimento

In questo post vengono presentati gli stili di apprendimento secondo le teorie della PNL, Programmazione Neuro Linguistica. E' utile conoscerlo per adattare la didattica. Contiene un questionario per individuare lo stile dominante.

Conoscere gli stili di apprendimento per insegnare e/o imparare meglio
Nel post ci soffermeremo sui principali stili di apprendimento: Stile Accomodatore, Stile Divergente, Stile Convergente, Stile Assimilatore









Copyrights 2014 - Guamodì Scuola

E' vietata la riproduzione, anche parziale, delle informazioni qui contenute.
 Le violazioni saranno perseguite a norma di legge.
 E' consentita la sola segnalazione tramite link.

mercoledì 9 luglio 2014

Perché il cervello dimentica le informazioni? Ecco i motivi

Un noto psicologo, Ebbinghaus, già nella seconda metà dell'Ottocento iniziò a studiare la capacità di ricordare dell'essere umano. Dopo aver memorizzato un elenco di 13 sillabe provò a ricordarle nei giorni successivi. Il suo studio dimostrò che si dimentica più facilmente dopo i primi due giorni, successivamente si continua a dimenticare per un mese circa, ma non con la stessa intensità dei primi due giorni. Inoltre lo studioso, provando a memorizzare nuovamente le stesse informazioni, notò che la seconda memorizzazione era molto più rapida della prima (il risultato sembra scontato, ma Ebbinghaus fu il primo a darne una dimostrazione sperimentale).

I motivi per cui si dimentica sono essenzialmente tre*:

1. Mancanza di una strategia di recupero.
Durante lo studio, anche se quello che si studia interessa molto lo studente (che così memorizza rapidamente), è importantissimo utilizzare delle strategie di recupero dell'informazione. Si tratta in sostanza di lasciare delle tracce in grado di richiamare alla memoria nozioni ed informazioni collegate tra loro; un indizio che apre delle porte già aperte. Potremmo paragonare tutto ciò ai sassolini che Pollicino disseminava nel bosco per ritrovare la via del ritorno a casa. Per fare questo esistono diverse modalità, e le più elaborate ed efficaci sono le tecniche di memoria (nel blog c'è una sezione in continuo aggiornamento).

2. Decadimento dell'informazione.
 Vi sono dimenticanze del tutto fisiologiche, normali. Nessuno tiene a mente tutto di tutto, non esistono concetti o nozioni che restano in memoria per sempre. C'è un normale decadimento delle informazioni, in primo luogo di quelle che non usiamo di frequente. Se imparo a memoria gli affluenti di sinistra del Po e non uso mai più l'informazione, nel giro di pochi giorni dimenticherò del tutto i nomi memorizzati.

3. Interferenza.
Si verifica quando ho a disposizione due o più informazioni tra loro molto simili: il cervello, in questo caso, tende a memorizzare la più facile delle due, se con facilità intendiamo la più nitida, la più isolata, la più paradossale o la più ricorrente.
La psicologia, però, dimostra anche che due informazioni simili, proprio per la loro somiglianza, tendono ad essere memorizzate entrambe facilmente.

A quanto detto finora occorre aggungere alcune precisazioni. La qualità della memorizzazione - e quindi anche l'efficacia del ricordo - è necessariamente legata al fattore emozionale, vale a dire all'investimento emotivo che ho nel momento in cui memorizzo. Quanto mi interessa quello che studio? Quello che devo mandare a memoria mi appassiona? Ho una forte motivazione in quello che faccio?
Se la risposta a questi quesiti è negativa è del tutto comprensibile che le dimenticanze siano frequenti ed intense, perché interessa poco di quello che si studia.

In fondo è capitato a tutti: se a darmi il numero di telefono è una ragazza che mi interessa terrò a mente quel numero con molta più facilità rispetto ad una situazione opposta.


* Libero Riadattamente da "Maria Teresa Serafini, Come si studia, Strumenti Bompiani, 1989, Milano"

martedì 8 luglio 2014

Rudyard Kipling: "Se" - Lettera al figlio, 1910 - Educare Narrando

Questa poesia è stata scritta da Rudyard Kipling al figlio, e si trova nel capitolo "Brother Square Toes" del libro "Ricompense e fate". Si diventa uomini, secondo il poeta britannico, quando si raggiunge una stabilità e un'autocoscienza tali che resistono anche quando in torno c'è ogni sorta di negatività. Un inno al perdono, alla fiducia, all'autocontrollo, all'autostima, al coraggio, alla tenacia. Da dedicare a sé stessi e alle persone a cui si vuole bene.


Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall'odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: "Tieni duro!".

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l'amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E - quel che è di più - sei un Uomo, figlio mio!

lunedì 7 luglio 2014

Stili di apprendimento: riconoscerli per dare ed ottenere il massimo

In questo post segnalo altri riferimenti teorici sugli stili di apprendimento. Come già detto i modelli teorici non sono univoci e universali: ce ne sono diversi, ognuno parziale ed esaustivo nello stesso tempo.
 Chi scrive è consapevole che una classificazione degli stili di apprendimento sia una semplificazione, seppur utile, di una questione più ampia e complessa.

Conoscere gli stili di apprendimento - ripetiamo anche questo - aiuta lo studente ad organizzare la mole dei contenuti da apprendere  in modo da renderli adattarli alle proprie caratteristiche, e l'insegnante ad adattare le sue lezioni alla tipologia di studente che ha di fronte. 


Ferme restando le 4 fasi di Kolb attraverso cui avviene l'apprendimento (già riferite in un altro post) propongo adesso altri due modelli, validi e famosi, sugli stili di apprendimento.

Il primo è quello di Gregorc:


Ciascuno può individuare in quale stile di apprendimento si identifica maggiormente, oppure stilare una classifica da uno a 4 partendo dallo stile in cui più si riconosce fino a quello che proprio non ritiene suo.

Segue il Modello di Honey e Mumford (1986) utilissimo e più "discorsivo dei precedenti; esso suddivide 4 stili di apprendimento descrivendoli nelle caratteristiche specifiche di ciascuno: ATTIVISTA, RIFLESSIVO, PRAGMATICO, TEORICO.


Conosci te stesso: qual è il tuo stile di apprendimento? E quello dei tuoi alunni? 
Come puoi organizzare meglio il tuo materiale di studio o, se sei un insegnante, 
le tue lezioni? 

Copyrights 2014 - Guamodì Scuola

E' vietata la riproduzione, anche parziale, delle informazioni qui contenute.
 Le violazioni saranno perseguite a norma di legge.
 E' consentita la sola segnalazione tramite link.

domenica 6 luglio 2014

"Lentamente muore" di Martha Medeiros - Educare narrando

Un modo di intendere la morte diverso da parametri biologici: la morte come assenza di vita vera e vissuta, come mortificazione della vitalità e dell'entusiasmo in sé stessi e, per contagio, negli altri.

Per evitare di "morire" ogni giorno... proponiamo il testo che segue.

Di Martha Medeiros, Giornalista e scrittrice brasiliana di Porto Alegre

Lentamente Muore
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all’errore e ai sentimenti.

Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e’ infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l’incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una
splendida felicità.




sabato 5 luglio 2014

Giorgio Faletti, "L'Assurdo Mestiere" - Educare Narrando

Forse quella che segue non è propriamente una narrazione, ma è un testo bellissimo di Giorgio Faletti, musicista, attore, scrittore, scomparso il 4 luglio 2014. Il blog ne riporta il testo e la canzone. Si può educare con un testo del genere (visto che rientra nella sezione "Educare Narrando")?

Valutatelo voi stessi







Ci metterò la mani e un genio da inventore

Ci metterò un dolore che so io

Ci metterò l’asfalto e il sogno di un attore

Che appoggia il manoscritto sul leggio
E tirerò il cemento come un muratore sa non è possibile
E tesserò una tela che sarà una vela grande e irrestringibile
E tergerò la fronte con la mano aperta per il gran sudore
E accorderò strumenti con il tocco esperto che ha un suonatore
Mi metterò seduto li a impagliare sedie per sedermi insieme
Mi stupirò di non averlo fatto mai e di averlo fatto bene

Perché c’è sangue, c’è fatica, c’è la vita

Anche se a volte ci si spezza il cuore

In questa assurda specie di mestiere

Benedetto tu sia per quel ciuffo di pelo nero

Che se l’hai fatto tu non è cosa brutta davvero

E per le storie eterne dei cartoni animati

Per quei pazzi o quei saggi che li han disegnati
E per quel che si mangia si respira e si beve
Per il disegno allegro della pipì sulla neve
E per le cose tonde e per le cose quadre
Per le carezze di mio padre e di mia madre
Per il futuro da leggere invano girando i tarocchi
Per le linee della mano diventate rughe sotto gli occhi
Perché tutto è sbagliato ed è così perfetto
Per ciò che vinco e ciò che perdo se scommetto

Tu sia benedetto

Benedetto tu sia

Per avermi fatto e messo al mondo

E per quel che ho detto prima ti perdono
Di non avermi fatto alto e biondo
Ma così stupido e così vero
Con l’eterna paura dell’uomo nero
E del viso bianco come calce
Di quella sua signora con la falce
Che come tutti prima o poi mi aspetto
E per cui altri ti han benedetto

Ma io no
Mi dispiace ma sono solo un uomo e non ne son capace
Ma c’è una cosa che ti chiedo ed è un favore

In cambio del bisogno del dottore

Mentre decidi ogni premio e ogni castigo

Mentre decidi se son buono o son cattivo
Fa che la morte mi trovi vivo

E se questo avverrà io ti prometto

Che mille e mille volte ti avrò benedetto

E se per caso non ci sei come non detto

E avrò davanti agli occhi la mia mano aperta per il troppo sole

E andrò verso la notte con il passo calmo del seminatore

Aspetterò seduto lì per dare un nome all’ombra di qualcuno

Che per un poco sembrerà sia tutti e non sarà nessuno
Perché c’è sangue, c’è fatica, c’è la vita
Anche se a volte ci si spezza il cuore
In questa assurda specie di mestiere
Che è l’amore

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...