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TECNICHE DI MEMORIA E METODO DI STUDIO Questa guida è il risultato di un corso sulle tecniche di memoria seguito ai tempi dell’università...

giovedì 4 giugno 2015

In classe ho un alunno che... COMPRENDE, ANALIZZA, RIELABORA, DEDUCE

Questo post rientra nella rubrica "In classe ho un alunno che...", in cui si confrontano diversi "profili" di studenti (consapevoli di quanto un profilo possa essere provvisorio e, a tratti, sterile), segnalando strumenti e possibilità di intervento.

Un alunno con queste caratteristiche può certamente considerarsi maturo dal punto di vista cognitivo. Questa maturità così chiaramente acquisita troverà riscontro in altri comportamenti e abilità che certo l’alunno dimostrerà di avere, quali, ad esempio:
  • La Competenza linguistica, vale a dire la padronanza negli ambiti di produzione, comprensione, manipolazione e ascolto nella lingua madre e nelle lingue straniere.
  • Un’alta motivazione. Si tratta soprattutto di motivazione interna, cioè di quella spinta a lavorare, conoscere, comprendere, agire in maniera entusiasta e creativa nei confronti delle iniziative scolastiche, che prende le mosse da un vivo desiderio di conoscere, migliorarsi e intervenire positivamente nel mondo che lo circonda. Diversa è, invece, la motivazione esterna, che stimola l’alunno ad agire più in risposta ad una sollecitazione esterna (ad esempio dell’insegnante, nei confronti del quale si intende fare “bella figura”) che da motivazioni personali profonde.
  • Equilibrio emotivo. Il prototipo di alunno in questione è innanzitutto una persona serena, ben integrata nel gruppo classe e che vive relazioni significative; è abituato a dire ciò che pensa e a fare ciò che dice, nel rispetto delle circostanze e dei ruoli. Nei confronti dell’insegnante e delle figure adulte di riferimento si rapporta con libertà e trasparenza.
  • Maturità cognitiva. Utilizzare TEST cognitivi per la misurazione

Consigli per l’intervento
Gli insegnanti generalmente lavorano molto bene con alunni di questo tipo; potremmo dire che per un docente sarebbe una situazione ottimale quella di insegnare in una classe composta interamente da alunni che rispondo a queste caratteristiche.
E’ vero anche, però, che senza un intervento personalizzato e stimolante, alunni dal profilo appena descritto possono con il passare del tempo e nel prosieguo della carriera scolastica appassire progressivamente, perdere quell’entusiasmo e quella carica emotiva su cui poggiavano il loro successo personale e scolastico. Può accadere, infatti, che per loro le attività scolastiche diventino mano a mano più noiose e meno stimolanti, soprattutto se a loro si chiede di attendere che altri alunni recuperino terreno e procedano ad una “passo” accettabile. Dall’alunno bravo ci si aspetta che sia sempre bravo, che abbia  sempre la risposta pronta o le attività svolte al meglio. Capita perciò che l’insegnante lo coinvolga quando gli altri hanno fallito in un compito o per marcare, in uno sfogo di frustrazione, la differenza tra lui e i cosiddetti somari. Eppure, purtroppo, senza che nessuno se ne accorga l’alunno bravo è appassito poco a poco, poiché per la sua mente frizzante e reattiva aveva bisogno di un carburante diverso rispetto a quello fornito al resto della classe (o comunque ad alunni che non erano al suo stesso livello).

 Con alunni di questo tipo, quindi, è consigliabile intervenire per potenziare, con:

  • Assegnazione di ruoli di coordinazione o tutor. La didattica laboratoriale, la peer education e i vari metodi di apprendimento cooperativo sono da preferirsi e l’efficacia di tali strumenti è comprovata da una vasta letteratura scientifica: in questi contesti un alunno con spiccata capacità cognitiva può avere ruoli di regia e coordinamento, che ne valorizzerebbero le competenze cognitive e nel contempo potenzierebbero quelle relazionali, evitando una monotonia intellettuale  sicuramente deleteria.
  • Valutazioni gratificanti. L’alunno bravo ha bisogno di sentirselo dire, sia in modo esplicito, con modalità di valutazione più o meno formali, che attraverso forme di comunicazione implicite (veicolate anche da atteggiamenti, gesti, posture, sguardi, degli insegnanti e degli stessi alunni).
  • Inviti a proporre e realizzare soluzioni e percorsi personali. L’alunno con elevato rendimento cognitivo generalmente genera idee creative e alternative rispetto a quelle proposte. Mette in moto itinerari strategici personali a problemi consueti, poiché la sua stabile emotività e l’alta motivazione lo portano ad osare e ad avventurarsi, anche a costo di correre qualche rischio. Quando ciò accade è bene che l’insegnante assecondi questa indole piuttosto che frenarla, poiché è l’ossigeno di cui lo studente necessita per alimentare l’energia produttiva che ha dentro.
  • Stimolo al confronto e all’approfondimento. Lo studente vuole andare oltre l’itinerario tracciato, cerca strade nuove e va profondità dell’argomento che lo appassiona. Spesso continua per conto proprio a cercare informazioni, leggere libri e riviste a tema in riferimento a ciò che ha solleticato il suo cuore e il suo cervello. L’insegnante deve favorire e non ostacolare questo processo, fornendo egli stesso occasioni di confronto, dibattito (anche e soprattutto esterne alla scuola) e materiali diversi per l’approfondimento personale.
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