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TECNICHE DI MEMORIA E METODO DI STUDIO Questa guida è il risultato di un corso sulle tecniche di memoria seguito ai tempi dell’università...

sabato 16 luglio 2016

Come "Parlare di ISIS ai bambini", a cura di Dario Ianes


Il brano che segue è tratto dal libro "Parlare di Isis ai bambini", edito da Erickson e curato da Dario Ianes, i cui autori sono Pellai, Montanari, Mazzeo, Morin.

I recenti episodi di cronaca, drammatici, che lasciano il cuore pesante e le coscienze pietrificate, obbligano genitori, educatori, insegnanti, adulti ad affrontare la questione con i bambini: del resto è quasi impossibile che i più piccoli non si pongano domande, se ogni giorno vengono bombardati da immagini di tragedie, di volti di persone ammazzate, di bamboline accanto ai corpi di bambini morti.
Niente riesce a sminuire la portata della tragedia, né la gravità della violenza che la provoca, tuttavia ci sono canali comunicativi migliori di altri per affrontare la questione con i più piccoli.
Gli autori di questo libro suggeriscono strategie e modalità per affrontare il discorso, per rispondere alle domande di chi, troppo piccolo, non ha gli strumenti per comprendere ciò che vede. Il testo che segue è di Alberto Pellai, ed è estrapolato dal testo. In fondo al post trovate anche il link per acquistare il libro su Amazon.

“Figlio mio hai ragione quando dici che le immagini della Tivu e le parole della radio ti mettono tanta paura. E no, io non posso assicurarti che a noi non succederà mai, che la nostra vita resterà indenne da tutto questo. Però, io e te possiamo fare subito qualcosa per rendere il mondo un posto bello in cui vivere. Possiamo abbracciarci, così i nostri cuori che battono, l’uno contro l’altro, faranno capire alla nostra mente che non siamo soli. Che io e te possiamo contare l’uno sull’altro quando qualcosa ci spaventa. E sappi che io non sarò mai stanco di regalarti la forza protettiva del mio abbraccio. 

Possiamo cercare una stella, lassu nel cielo, e immaginarci che le anime di tutte le persone che hanno perso la vita per una strage così violenta e ingiusta ora sono là, dentro quella luce, a guardare il mondo dall’alto. A parlare in una dimensione che non ha più spazio e nemmeno tempo, di quanto piccolo è il cuore dell’uomo quando pensa che impugnare un’arma e sparare sia un buon modo per fare giustizia su questa terra. E possiamo anche immaginarci che su quella stella dove c’è luce, ma non c’è spazio e nemmeno tempo, a parlare con chi è morto c’è anche chi quella morte ha provocato. E lì, mentre sono tutti in cerchio, a quelle persone che hanno seminato morte, ora un papà sta mostrando dal cielo il viso di suo figlio che piange sulla terra, perché è rimasto solo e ha paura. Perché la sua mamma è anche lei rimasta sola, e si sta domandando se avrà la forza di far crescere quel bambino con la capacità di continuare a credere che vale la pena avere speranza nel domani. Chi ha causato quelle lacrime e tutto quel dolore a quel bambino e alla sua mamma, improvvisamente capirà la follia del suo gesto. E stando lassu sulla sua stella, ne proverà un rimorso così profondo da non riuscire a fare altro: rimarrà dentro alla luce meravigliosa di quella stella affogando nel dolore implacabile della vergogna per ciò che ha fatto. 
Quando domani incontrerai i tuoi amici e compagni che vengono da un’altra nazione, hanno un altro colore della pelle, professano un’altra religione , continua a cercare nei loro volti lo sguardo e il sorriso di un potenziale fratello e nei loro corpi la voglia di giocare di un amico a cui tirare la palla. Non ti posso salvare da un fanatico religioso che vuole affermare la sua follia travolgendo con un furgone che corre impazzito una folla riunita per fare festa. Quello io non lo so fare. E come hai visto in Tivu, non ci riesce a volte nemmeno la polizia e la politica che dovrebbero rendere il mondo un posto bello e sicuro in cui vivere. Ma ti posso insegnare la forza della solidarietà, la dignità della cooperazione, il desiderio di costruire, il bisogno di continuare a credere che l’uomo - ogni uomo - indipendente dal colore della sua pelle e dal Dio che prega al mattino e alla sera, è un mistero che chiede solo di essere accolto e amato. E nell’amore, nella solidarietà e nella cooperazione, io e te insieme possiamo costruire un mondo migliore. E possiamo dire a tutte le persone che vivono accanto a noi e che sono mulsulmane, oppure induiste o che non hanno il nostro stesso colore della pelle che loro possono fare lo stesso insieme a noi. Se tutti insieme ci riusciremo, tra qualche anno saranno loro ad insegnare a chi pensa di affermare la superiorità del proprio Dio attraverso la forza delle armi, che quella è una via sbagliata. E che qualsiasi religione si basa sulla forza dell’amore. E non sulla forza della forza. 
Perché se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato è che chi è amato, impara ad amare. Mentre chi odia, impara ad odiare. E allora, anche se qualcuno ti verrà a dire che adesso c’è bisogno di vendetta, perché nessuno ha il diritto di farci provare così tanto terrore e paura, tu non crederci. Perché nel bisogno di vendetta si nasconde l’odio. E l’odio non porterà mai alla pace. E alla giustizia.
Ecco, figlio mio, non ti posso dare la certezza che a te e a me non succederà mai qualcosa di brutto. Ma ti posso assicurare che io e te insieme possiamo rendere questo mondo migliore. Con le nostre parole, i nostri gesti, i nostri sguardi. E la nostra voglia di pace. Abbracciami forte allora figlio mio. Prendi forza dal mio cuore che batte contro il tuo. Impara che quando ci si abbraccia, quando ci si guarda negli occhi, quando si alza lo sguardo al cielo per trovare la vera luce, il brutto smette di essere tale, la paura perde consistenza e si contamina con il coraggio dell’Amore. Quell’amore che stasera fa di me e di te insieme un “NOI” più grande del terrore che hai provato nel cuore guardando le immagini della strage di Parigi. Buona notte, figlio mio. Sogna la luce.”


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interventi del prof. Alberto Pellai
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